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Marco Oggian

…..ok. Questa, ammettiamo, è una intervista particolare. Perché quando ti rivolgi ad un creativo, non sempre è facile. Perché il creativo è un essere irrequieto, imprevedibile, geniale. E tu che provi a raccontarli, a volte, ti trovi da un lato molto entusiasta e, dall’altro, un po’ curioso che è in questo caso eufemismo di “spaventato”. Fatta questa premessa con incredibile “curiosità” ci accingiamo ad intervistare un creativo, Marco Oggian, che tra tutti si presenta con grandissima originalità. Ma, appunto, quando si ha di fronte qualcuno estremamente originale, non sai davvero come questi possa “rispondere”. Di certo, di tutto questo, e di fronte a cotanta originalità, un portale come il nostro non può certo che esserne fiero. Ma, quindi, torniamo a Marco, milanese, creativo che si occupa di Branding, Typography e Graphic Design o meglio, Marco è un Nuclear Physicist Freelance.

 

Creativity Portal: Ciao Marco e grazie per l’intervista. Nella speranza che tu possa risponderci con l’originalità che ti distingue (dando una occhiata al tuo sito e ai tuoi lavori) iniziamo da una domanda inconsueta. Solitamente chiediamo agli altri chi sono, cosa fanno e perché. Ti spiazziamo: Chi NON sei, Cosa NON fai, e soprattutto cosa diavolo significa Nuclear Physicist Freelance???

 

Marco: Ciao ragazzi e grazie mille a voi, son molto contento di potervi aiutare nel trovare la via verso il Nirvana. Allora, io non sono di Milano anche se espressioni come “We figa” “Ciumbia” “C’ho un sacco di menate” e l’immancabile “Ma vai a cagare” sono più che presenti nel mio vocabolario. Non sono nemmeno veneto, son Veneziano solo per nascita. Non faccio il fisico nucleare, non faccio il rapper, non faccio lo stunt-man ma mi fa molto ridere dirlo. Spesso, nelle situazioni piene di gente cafona dove la consuetudine è fare il fashion/streetlife/food/porn/design/cazzi&mazzi blogger, preferisco presentarmi come mago o contabile così rimango nella normalità e nessuno mi chiede niente; alle 2 di notte ho solo voglia di bere, non di parlar di lavoro. Quando però la storia del mago incuriosisce sono obbligato a fare qualche numero da circo e solitamente faccio la magia del dito staccato così la butto sul ridere e fanculo. “Nuclear Physicist Freelance” vuol dire per l’appunto “Fisico Nucleare Freelance”. La fisica è meravigliosa, il nucleare affascinante e pericoloso e il suffisso “freelance”, forma chiaramente più figa di “lavoratore in proprio” mi fa sempre molto ridere. In Italia, soprattutto, viene utilizzato totalmente a caso. Ho pensato di definirmi “Prete Freelance” ma lavorando tanto con l’estero l’Italiano non verrebbe capito e “Freelance Priest” non fa poi così ridere.

 

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Color Propaganda Editorial

Creativity Portal: A 24 anni sei un artista affermato, addirittura ti fai intervistare dal Creativity Portal  😛 😛 . Così giovane e così bravo e con così tanta esperienza: Abbiamo visto che hai avuto diverse collaborazioni e incarichi. Parlaci del tuo percorso professionale e dove credi che sia arrivato oggi. Maturo? A metà? In partenza? In volo? In caduta?

 

Marco:  Non sono un artista ma vi ringrazio molto per avermi definito tale. “Artista”, nel 2014, è un termine davvero pericoloso. Fra “artista” e “nullafacente”, “millantatore” o semplicemente “scemo con un papà pieno di soldi” scorre davvero poca acqua e quando mi si presenta una persona autoproclamandosi artista sostituisco tutte le sue parole a seguire con bestemmie. Vi ringrazio anche per il “così giovane e così bravo” e se lo dite voi non posso che fidarmi. Parlandovi del mio percorso vi dico che mi son buttato nel mondo del lavoro piuttosto presto, a 15 anni. La mia prima esperienza appunto la feci nell’ ufficio stile di una grande azienda tessile. Devo ringraziare il mio papà (che non è pieno di soldi come il papà dell’artista di prima ma è una persona normale e bella) che fa l’operaio lì da un sacco di anni, è molto gentile e simpatico con tutti e quindi è riuscito a farmi fare uno stage. Ecco, ora mi sono fregato e potete dire che sono un raccomandato tale e quale a tutti gli altri. Comunque, tornando a noi, mi misero lì a giocare con i tessuti, a guardare un po’ di cose e a utilizzare il computer come volevo. Morale della favola dopo un po’ feci una stampa che venne comprata per far lenzuola, copriletti, tendaggi e tutte ste cose qua da una marcona spagnola che inizia per Z e finisce per ARA. Dopo quella bella notizia pensai seriamente di far questo nella vita: rappresentare idee e concetti per far delle cose che non servono sostanzialmente a niente ma che riempiono il cuore, emozionano e fanno vivere meglio. Non venni pagato ma chissenefrega, c’avevo già il motorino, il computer e Gta Vice City. A 19 anni, finito il liceo artistico iniziai l’università in Svizzera ma venni espulso dopo un anno (la direttrice del corso disse che ero uno dei più bravi del corso e ancora adesso questa cosa non mi torna) così inizia a lavorare come direttore artistico e grafico per una agenzia immobiliare lì in Svizzera. Tornato in Italia a 21, iniziai a lavorare per un sacco di clienti, inventando nuove robe e continuando a studiare qualsiasi cosa: dalla tipografia alla fotografia.

 Concludendo questa seconda domanda vi dico che si, avendo lavorato per diversi studi, agenzie e aziende mi sento abbastanza maturo, fortemente autocritico, incazzato nero e pronto ad aprire un mio studio. Se tutto va per il verso giusto, a giugno, dovrei aprirne uno con care persone fidate a Berlino, dove tutto funziona bene, la gente saluta e la birra costa meno dell’acqua.

 

Creative Da Korea Poster

Creative Da Korea Poster

Creativity Portal: Non lineare, semplice, accattivante e con tante sorprese tra queste ce n’è una graditissima da qualcuno della nostra redazione in zona “About me” (o.O) …è il tuo sito ed è una figata, bravo. Che rapporto hai con il web Marco? E quanto può aiutare oggi il web un creativo? E quanto un creativo possa aiutare il Web?

Marco:  Ahah, vi state riferendo alla fantastica sorpresa “or here!”. È sempre una bella gag, soprattutto se si sta guardando il mio sito con tutta la famiglia. Il web è una figata. È un posto incredibilmente controverso dove ognuno può creare la propria immagine come cazzo vuole. Dove la più scema delle sceme può diventare famosissima facendo sostanzialmente niente (vedi Kim Kardashian, o come diavolo si scrive) e dove il povero disgraziato costretto ad una sedia a rotelle può condurre una vita normale nella più conservatrice anormalità. Fortunatamente, e qua mi segno col gomito, non sono entrambe le cose quindi vivo il web in maniera banale. Lo uso. Quando non conosco una cosa, quando mi si blocca il telefono o quando voglio i trucchi per un videogioco scrivo “how to…” nella barra di ricerca e aspetto il risultato. Comunque il web non è nient’altro che un centro commerciale e il nostro spazio una vetrina. Può aiutare tantissimo qualsiasi persona, non solo un creativo. Grazie al web lavoro con un sacco di gente dislocata in tutto il mondo: dalla Korea del Sud al Canada, dalla Francia alla Nuova Zelanda. Il web invece non può venire aiutato, è solamente un contenitore e spesso è pieno di merda. Fortunatamente. È una vetrina appunto ed è bellissimo guardare e leggere di quanto tutto questo sia finto. Come le pornostar.

 

Color Propaganda Stationery and Postcards

Color Propaganda Stationery and Postcards

Creativity Portal: Branding. Abbiamo visto in altri creativi che è molto difficile esprimere l’essenza, l’anima e la sostanza di un prodotto/servizio attraverso la brand idendity o attraverso un logo. Per un’anima ribelle come la tua (o almeno noi la percepiamo cosi) quanto è difficile se lo è, arrendersi ai dettami di una commessa sacrificando (se lo fai) la tua originalità?

Marco:  Prima di rispondere in maniera esaustiva alla vostra domanda vorrei precisare che io non esprimo l’essenza, l’anima o la sostanza di un prodotto, cerco semplicemente di rappresentare la cosa nella maniera più semplice ed intuitiva possibile. Dovessi creare una una coordinata grafica per una marca di prugne della California disegnerei (bene) una prugna con una tavola da surf, un sole o un paio di tette con una bella scritta “PRUGNE DELLA CALIFORNIA” così che tutti possano capire di che diavolo si sta parlando! Basta con tutti sti designer che si inventano minchiate per giustificare un logo di merda dicendo che quella forma lì è la forma primitiva, astratta, emotiva e tutte ste balle qua, della prugna e della California.

 Conclusa questa premessa vi dico che:

 È difficile solo in Italia anzi, in questa Italia. Ci son personaggi messi a capo di tutto che non capiscono sostanzialmente nulla e impongono obblighi per un puro gusto personale o semplicemente per sottolineare la propria posizione. Fortunatamente non lavoro spesso con questo tipo di persone e quando mi capita mi incazzo, faccio capire che sebbene abbia 24 anni il più delle volte ho maturato molta più esperienza a confronto, tutto finisce in merda e non ricevo un soldo. Insomma, non concludo niente facendo la voce grossa ma ragazzi, viviamo in un paese dove la figura del “Social Media Manager” è considerata un lavoro. Invece, lavorare con l’estero oppure con il cliente italiano che opera all’estero è meraviglioso. È stupendo ricevere una commissione, venir pagato ancor prima di mettersi al lavoro o comunque nell’immediato futuro e al momento della prima revisione ricevere un “Dear Marco, thank you so much for this. I saw it with my colleagues and it’s awesome”. La gentilezza e l’educazione: cosa ormai estinta in questa Italia. Comunque, concludendo, non mi arrendo mai ai dettami di una commessa: ho la fortuna di venir considerato Direttore Artistico (anche Mega Direttore Galattico Universale a volte) perciò mi viene data carta bianca e assieme si arriva a raggiungere l’obbiettivo. L’importante per me, e forse è questa una cosa che mi caratterizza, è che il lavoro venga fatto al meglio, qualunque sia la cifra pattuita. Ho la fortuna inoltre di lavorare con amici (come i ragazzi di True Color che in teoria dovrebbero fare i Pro di snowboard però adesso visto che va di moda fanno anche i creativi e ci riescono veramente bene cazzo, andate a vedere i loro video!) o con gente che lo diventa e credetemi, non c’è cosa migliore che lavorare con e grazie agli amici :)

Wallpapers

Wallpapers

Creativity Portal: Che cosa usi nel tuo lavoro Marco? (A parte siti web altamente ispiratori quali quelli linkati nel tuo sito?!?!)

Marco:  2 Computer, stampanti a getto, macchine fotografiche, luci, videoproiettori, sintetizzatori, campionatori, fogli di carta, pennarelli, pennelli, acrilici, adesivi, blocchi di polistirolo, carta colorata, tessuti, legno, metalli, fili, composti colorati, acqua, rumori, birra e quando capita la testa.

 

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Tailgrab 2014/2015 Editorial

Creativity Portal: Tailgrab 2014/2015 Editorial è un progetto di Art Direction, Fashion e Photography. E’ tra i più apprezzati in behance. Secondo te perché? Una domanda stronza, si.

Marco:  Perché è fighissimo, ecco perché! Con 4 foglie, un set fotografico preso dai cinesi, un campionario di vestiti da snowboard (disegnati da me), un amico nelle vesti da modello, 3 amici per darmi una mano, un obiettivo 50 mm di plastica e 20 birre formato famiglia siamo riusciti a tirar fuori 10 foto che quando le guardi dici “We caspita, guarda lì che concept, guarda lì che innovazione, chissà che lavoro c’è dietro, chissà la stylist che ha curato tutto, guarda l’essenza della natura, l’incontro fra l’animale e il vegetale!!”.

Vi dico ora come sono andate realmente le cose:

Thomas, il capo di Tailgrab, m’ha chiamato una settimana prima dicendo che avrebbe avuto bisogno a breve di un editoriale per la collezione in corso così ho pensato di tirar fuori sta idea qua: coprire la faccia della gente con delle cose (ideona eh!). Trattandosi di snowboard ho voluto utilizzare delle foglie perché è bello andare nei boschi quando c’è neve fresca. Dopo questa prima attentissima analisi ho preso mio fratello e siamo andati a prendere un po’ di foglie nei boschi qua vicino a casa (abito sul Lago Maggiore), ho chiamato Paolo chiedendo di farmi da modello, Pollo chiedendo di farmi da assistente e via, partiti. Tutto stava procedendo per il meglio, abbiamo incappucciato Paolo con un passamontagna per proteggere la sua nobile pelle e col nastro adesivo stavamo attaccando tutte le foglie finché non è arrivato Friz, che impersona perfettamente l’idea dell’amico Friz appunto, e lì è stata la fine, abbiamo preferito la birra e l’ignoranza alla fotografia fino a raggiungere l’apice con un “elicottero” di Pollo poi, dopo 3 ore, siamo riusciti a finire tutto.

Insomma, con 10 € (il costo delle birre) siamo riusciti a tirar fuori un progetto divertente e ben fatto. Questa è la prova che con poco si posson raggiungere buoni risultati :)

 

PARQA Typeface

PARQA Typeface

Creativity Portal: PARQA Typeface, quando Tipography e Branding escono a fare l’aperitivo. Un lavoro molto apprezzato da noi, parlacene un po.

Marco:  Belli gli aperitivi caspita, sono una delle mie parti preferite della giornata! Allora, il successo del Parqa lo devo per una buona parte alla scelta di chiamarlo così. Devo ringraziare la mia ragazza, molto più saggia di me, per aver tirato fuori un nome così bello e attuale. Io l’avrei chiamato “Tiffano” o “Brazzers” e non avrebbe sicuramente avuto questa visibilità! La sua storia non me la ricordo molto bene, sono passati due anni e mille altri progetti in mezzo. Sicuramente la sua nascita è comune alle altre: non avevo soldi per comprarmi tutti i caratteri tipografici che volevo quindi ho pensato di iniziare a farmeli da solo facendo un mini investimento da 100€ per il programma specifico. Parqa comunque rimane uno dei miei caratteri preferiti, non lo uso mai ma continua a vendere molto bene. Di recente è stato utilizzato per una tesi universitaria.

 

Creativity Portal: Marco, l’unica domanda seria che per contratto e per rilevamenti statistici (non è vero) dobbiamo farti: Cosa significa essere creativi oggi in Italia?

Marco: Penso andare alle aperture delle gallerie temporanee per scroccare 2 bicchieri di spumante fatto col bicarbonato (cit.) e 4 tartine chiaramente “vegan” e “gluten free” perché altrimenti sei stronzo. Parlare di musica che in realtà non ti piace, andare a tutti i festival di musica elettronica e fare il finto gay oppure la finta eroinomane punk “No future”.

 

Freschezza Typeface - Free Font

Freschezza Typeface – Free Font

Creativity Portal: Un’altra domanda pseudo seria. Da cosa o chi prendi ispirazione? Hai maestri o comanda la tua fervida immaginazione?

Marco: È una bella domanda questa, piuttosto difficile anche. Prendo ispirazione penso da qualsiasi cosa, da quello che mi circonda, da quello che guardo e vivo. Sicuramente prendo ispirazione dai momenti e dalle situazioni, dalla musica! Molto spesso purtroppo (per gli altri) mi capita di iniziare a pensare a nuove idee e progetti mentre qualcuno mi sta parlando, mi passa davanti una distrazione, la trasformo in ispirazione e “tac”, son contento e concludo il discorso con un fantastico “Si, hai ragione, è una vergogna”. Subito dopo corro a scrivere quello che ho pensato su un quadernetto che ho sempre con me! 

Parlando invece di maestri no, non ne ho. Anzi, non è vero, ne ho due. Cristini, un mio professore del Liceo e mia Mamma. Da Cristini ho appreso un sacco di insegnamenti e quell’essere polemico, tendenzialmente di estrema sinistra e leggermente malinconico che non guasta mai. Da mia Mamma invece la fiducia in quello che faccio ed è buffo perché è successo in un episodio molto lontano.

Avrò avuto non so, 7 anni forse, e come tutti i bambini e le persone normali avevo paura di sbagliare. Stavo per iniziare a colorare un disegno, forse Pippo o Paperino (Topolino mi è sempre stato antipatico) e la mano mi tremava perché appunto, non volevo sbagliare, non volevo fare un disastro. Mia Mamma mi ha visto in difficoltà e si è messa lì con me, mi ha detto che se anche avessi sbagliato non importava, l’importante sarebbe stato provarci perché altrimenti non avrei mai potuto scoprire cosa sarebbe successo. Una merda. Il berretto di Pippo tutto colorato male, i bordi non avevano più alcun senso di esistere ma io ero contento perché avevo preso fiducia e non avevo più paura di sbagliare! Ancora adesso, quando sono indeciso se fare o meno una cosa non ci penso due volte e la faccio, capita che sbagli ma capita anche che venga fuori una figata! E poi dai, “Cmd + Z” e via.

 

Poster

Poster

Creativity Portal: Un’ultima domanda Marco. Se dovessi esprimere te stesso, la tua dimensione, il tuo atteggiamento in uno dei tuoi progetti: come lo chiameresti e che progetto artistico sarebbe?

Marco: Si chiamerebbe “Male” e ci sto lavorando assieme ad altri miei amici molto bravi. Sarà una rivista incentrata su tutto quello che fa tendenza ma… Male. Non posso dirvi di più 😉

Creativity Portal: Davvero davvero una bella chiacchierata. Abbiamo un po’ scherzato con te, perché con te sapevamo di poterlo fare. Siamo davvero fieri di averti incrociato perché, seriamente, abbiamo trovato la tua produzione artistica davvero molto originale cosi come originale è il modo in cui la comunichi. Il nostro augurio altro non è che quello di invitarti ad essere sempre così.

Marco:  Grazie mille a voi! Siete stati molto gentili a contattarmi!

 

La redazione

 

Per Seguire Marco sul Web:

Behance

Il suo sito personale

Qui di seguito una breve gallery dei suoi lavori, clicca sulla foto in basso!

 

Marco Oggian

 

 

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